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Il cammello, il cervo e il cavallo
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Saputa la storia, il cavallo decise di andare subito anche lui dal cammello.
scena 3 Appena lo vide disse sospirando: "Nobile re della steppa, tu che sei dotato di una magnifica coda, non conosci la sofferenza di un umile cavallo, che non riesce a conquistare la sua giumenta preferita!" e detto fatto il generoso cammello, cedette la sua coda in cambio di un misero codino con un ciuffo di peli in cima, che rovinò irrimediabilmente il suo aspetto. Giorni, mesi ed anni passarono ma il povero cammello non rivide più né corna, né coda. Soltanto un volta quando incontrò il cervo si sentì dire che le corna prestate gli sarebbero state rese soltanto quando le corna ricurve del montone avrebbero toccato il cielo.

Il cavallo invece fu più malevolo: andò a raccontare dappertutto che a suo tempo il cammello gli aveva rubato la coda e lui, poveretto, non aveva fatto altro che riprendersela. Da allora il cammello ha sempre l'aria triste e melanconica e quando va ad abbeverarsi non solo gli passa la sete, ma anche l'appetito. -FINE-

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gioco
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Illustrazioni: L. Poropat
Animazioni: L. Poropat, E. Zanello
Testo tratto da: L. De Cezenove, O. Weulersse, "13 Contes de l'Empire Mongol", Paris, 1998, elaborato e adattato da L. Poropat.
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